Progetto Io Parlo con il Dito

Ogni persona, indipendentemente dal grado di disabilità, ha il diritto fondamentale di influenzare, mediante la comunicazione, le condizioni della propria esistenza. (Carta dei diritti della comunicazione).

Spesso gli operatori che intervengono nei contesti istituzionali – educatori e facilitatori della comunicazione- non hanno la possibilità, per ragioni di igiene e sicurezza, di introdurre strumenti di lavoro propri o delle persone. Attraverso la tovaglietta intendiamo proporre uno strumento semplice che può essere messo a disposizione direttamente da chi si occupa del servizio di refezione, dimostrando così grande attenzione all’inclusione.

L’Associazione di promozione sociale clinicaMENTE promuove l’uso della tovaglietta comunicativa IO PARLO CON IL DITO in diversi contesti, da quelli istituzionali, come le mense scolastiche (scuola primaria e secondaria), le comunità, gli orfanotrofio, ecc. a quelli privati (ristoranti, pizzerie, ecc.).

La tovaglietta si ispira ai princìpi della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) che costituisce un’area della pratica clinica rivolta a tutti coloro che presentano delle disabilità comunicative del linguaggio, sia permanenti che temporanee. La tovaglietta non intende rappresentare un intervento clinico ma uno strumento di aiuto per gli utenti con disabilità comunicative, le loro famiglie e gli operatori.

La mancanza di abilità comunicative rappresenta un grave ostacolo relazionale che ha ampie ricadute sia dal punto di vista sociale che psicologico. clinicaMente, in quanto promotrice di benessere psicologico in diversi contesti, ha ideato e propone uno strumento utile e facilmente disponibile a tutti, infatti il linguaggio per immagini presentato non necessita di prerequisiti cognitivi specifici.

Sono stati realizzati i simboli più comuni, ritenuti i più utilizzati in un contesto come quello di una mensa scolastica o di un qualsiasi luogo dove si può consumare un pasto. In questi simboli si è tenuta in considerazione anche la necessità di comunicare non solo delle esigenze “materiali” ma anche i propri sentimenti basilari.

Tutto questo senza voler sostituire quella dimensione puramente relazionale che può essere rappresentata da un cenno, uno sguardo o un’espressione. Per questo motivo abbiamo deciso di dare spazio ad altri simboli e non, per esempio, al semplice “grazie”.

Crediamo che la tovaglietta comunicativa possa essere un concreto aiuto per i bambini con difficoltà espressive legate a cause neurobiologiche, psicologiche e linguistiche per la provenienza geografica. La traduzione delle parole nelle principali lingue parlate, mantenendo i simboli potrà permettere di essere usata da tutti i bambini.

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